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“Medico indifferente alla vita della paziente”

Sono state appena pubblicate le motivazioni della sentenza di appello che ha condannato il medico Germana Durando ad una pena di 3 anni e 10 mesi, aumentata rispetto ai 2 anni e mezzo del primo grado.

La Durando, da medico e con “la piena consapevolezza che la grave patologia avrebbe condotto alla morte”, per nove anni ha lasciato crescere il tumore di Marina somministrandole solo ‘cure’ omeopatiche e “una terapia ricavata dalla cosiddetta nuova medicina germanica di Hamer”. E questo nonostante “l’evidente e sempre più rilevante aggravamento delle condizioni di salute della paziente: dimostrandosi indifferente, oltreché alla vita, alle gravi sofferenze fisiche e psicologiche e al profondo stato di prostrazione in cui si trovava quest’ultima durante la malattia”.

Lo scrivono i giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Torino, che sottolineano come la Durando abbia abbandonato Marina poco prima che morisse, proprio “quando la vicinanza umana ed affettiva dell’unico medico” che la seguiva “sarebbe stata di sicuro conforto, quanto meno sotto un profilo psicologico”.

Un copione che si ripete tristemente uguale in tutte le storie che ho raccontato nel mio libro.

Fate qualcosa. Fate presto

Oggi piangete ricordando la morte di Eleonora Bottaro. Eppure anni prima che lei morisse avevo segnalato all’Ordine dei medici della Campania Pasquale Aiese, medico ‘hameriano’ che allora faceva parte dell’associazione ALBA.

Il medico scriveva che in passato aveva “riportato un caso analogo [a quello di Manuela Trevisan, un linfoma, NdR], di una donna oggi in ottime condizioni di salute, sopravvissuta senza alcun intervento oncologico, o per meglio dire, sopravvissuta stando alla larga dello stesso trattamento oncologico.

“Aiese definisce me “giornalista prezzolato” e Franco Mandelli, uno degli ematologi più importanti del mondo, “un professorone (?) abbronzato”, vantandosi di avere come socio onorario “Luca Moro, figlio dell’On. Maria Fida (anch’essa amica delle LEGGI BIOLOGICHE E SOCIA ONORARIA) e nipote del grande Presidente Aldo Moro”.

Il medico poi continuava con affermazioni perentorie come “I farmaci possono alleviare un dolore (se ben prescritti) ma non curano le malattie, i farmaci sono sempre tutti in Fase di Sperimentazione”.

Con l’Ordine dei medici della Campania Aiese ha “conversato” e si è “confrontato”, ma non risulta che alcun provvedimento sia stato preso.

E allora vi chiedo: che senso ha piangere la morte di una ragazzina di 17 anni che si sarebbe potuta salvare con i protocolli scientifici, se ad oggi l’Ordine dei Medici non fa nulla per impedire che si diffonda il substrato di paura su cui fiorisce la Nuova Medicina Germanica da parte dei suoi iscritti?

Qui il link alla versione del 2017: http://archive.fo/zTAen

Processo confermato per i coniugi Bottaro

La Cassazione ha confermato il giudizio della Corte di appello: il processo ai genitori di Eleonora Bottaro si farà.

Il processo non cambia di una virgola una storia dolorosissima ed una morte molto probabilmente evitabile. Purtroppo non è una questione (solo) legale, ma di come sia tuttora possibile che si lasci crescere questo substrato socio-culturale dove queste teorie trovano terreno fertile.

Facile dare giudizi con l’accetta, molto più difficile intervenire sociologicamente e culturalmente a monte.

Formazione Professionale 5LB

Una “Università” che è una associazione privata, senza alcun valore accademico; un “registro” privato che ha ancora meno valore; “tesi” con relatori che non hanno nemmeno il diploma.

Il problema non è questa pagliacciata (a pagamento). Il problema è se questi “operatori” si metteranno a dare consigli medici in virtù del loro “percorso di studi”.

Come scrivo ormai da oltre dieci anni, da giornalista il mio compito non è convincere né giudicare, ma informare. Se queste persone continuano ad operare indisturbate, fino alla prossima vittima, qualcun altro dovrebbe farsi un esame di coscienza.

Germana Durando condannata in secondo grado

Pena inasprita in appello per Germana Durando, la dottoressa seguace di Hamer a cui si era affidata Marina (come racconto nel mio libro).

Resta da capire se, qualora la pena fosse confermata in Cassazione, la Durando andrà effettivamente in carcere (solitamente il limite è tre anni, che in questo caso è stato superato, ma come sempre le cose non sono così semplici).

I giudici hanno anche disposto l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e dalla professione medica per la durata della condanna, ma bisogna vedere se l’Ordine dei medici riterrà opportuno aprire un procedimento disciplinare (come mi auguro che faccia) che potrebbe portare alla radiazione definitiva.

Nel frattempo, segnalo il capitolo sulla Nuova Medicina Germanica nell’ultimo libro di Roberto Burioni, “Balle Mortali”, che attinge a piene mani dal mio libro (citato nei riferimenti bibliografici). Un buon modo per continuare a diffondere la pericolosità di queste teorie, ma ancora molto resta da fare.

“L’unico modo per salvarsi in un’èra di conflitti è la complessità”

“Ottimista, ma almeno punta in una direzione sensata”, scrive Massimo Sandal (h/t).

Lo vedo anche sulla mia pagina Facebook, dove ho dovuto bannare sia “pro-Hamer” che “anti-Hamer” per i toni da baretto di periferia. Ad entrambe le ‘tribù’ le argomentazioni dell’altro appaiono incredibilmente stupide, e questo spinge molti ad attacchi personali e a sarcasmi fomentati dal voler soddisfare la propria audience.

In tutto questo, noi giornalisti reagiamo semplificando (basta guardare gli articoli che scrivono del “metodo Hamer” che sarebbe basato su “conflitti psicologici”) e ci stupiamo di come un articolo ben ragionato non sortisca effetto. Eppure gli studi di Walter Quattrociocchi sono noti da anni, ormai.

Come uscire da questa impasse? La giornalista Amanda Ripley offre ottimi spunti (in inglese, qui) ma, appunto, la situazione è complessa e di non facile soluzione.

Dal canto mio, come ho scritto ormai milioni di volte rispondendo ai commenti più disparati e alle calunnie più fantasiose, la mia personalissima risposta è l’empatia. Che non significa gentilezza sempre e a tutti i costi (i ban lo dimostrano), che risulterebbe falsa: ma cercare di capire perché quella persona sia convinta di una cosa tanto assurda, tanto pericolosa, tanto dolorosa.

Scopriremo che dietro c’è un intero universo fatto (per fortuna) non di sola razionalità, di valori e desideri che spesso sono anche i nostri (voglia di lottare contro le ingiustizie, far parte di una società più equa, curare tutti da tutto), e di fronte a problemi complessi come quello di una malattia ognuno risponde in base a questa “rete” che si è creato.

Questo non significa che chiunque possa venire qui e sostenere falsità pericolose per la salute pubblica, ovviamente. Ma nemmeno urlare, prendere in giro, dare degli “asini” a persone che non hanno studiato -ma hanno paura come e più di quelli che l’hanno fatto- serve a nulla: di nuovo, sono gli studi a dimostrarlo.

E allora, nel nostro piccolo, cerchiamo di capire, ragionare, rendere ricco il nostro discorso con fatti, documenti ma anche empatia. Altrimenti ci saremo sfogati su questi tasti, riceveremo una pacca virtuale sulle spalle dalla nostra tribù, ma avremo reso il mondo un posto ancora più irrazionale e confuso. E non è per questo che ho iniziato a fare giornalismo, tanti anni fa.

Nota di rettifica del dottor Gay

Questa mattina mi è giunta sulla mia casella di Posta Elettronica Certificata una mail con oggetto “Lettera di DIFFIDA e nota di RETTIFICA” proveniente dal dottor Stefano Gay, del quale ho scritto nel mio precedente post. Il dottor Gay si appella erroneamente alla legge sulla stampa che contempla l’obbligo di rettifica (anche se sono un giornalista iscritto all’Ordine questo è un blog, non una testata registrata; e la rettifica non dovrebbe superare le trenta righe, mentre lui mi ha inviato quattro pagine). Ma voglio accogliere il suo punto di vista perché, al di là di tutto, sono convinto che il dialogo sia l’unico strumento che la divulgazione scientifica abbia per intercettare non tanto gli adepti delle varie sette, ma coloro che hanno dubbi legittimi e magari sono spaventati di fronte ad una malattia seria.

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