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Germana Durando, medico “hameriano”, condannata a due anni e mezzo in primo grado

Marina ha poco più di cinquant’anni, una bellissima bambina adolescente ed un neo, enorme, che la sta divorando. Un tumore che lei ha voluto “curare” con la Nuova Medicina Germanica. Nell’aprile del 2014 racconta di lei, della sua bambina e delle sue paure a Germana Durando, il medico torinese che la sta seguendo.

È tornata nel lettone, vuole fare cose insieme a me. Mi commuove il suo amore, la sua sensibilità e mi commuovo quando penso che io voglio stare bene perché io voglio godermi la vita insieme a lei.

Ho paura di fare questi esami ma continuo a dirmi che andrà tutto bene, che venerdì festeggerò il mio compleanno con un bel brindisi e poi partirò per una bella vacanza in Portogallo con [mia figlia] e tanti altri amici perché la vita è bella e perché io voglio viverla pienamente, con gioia e in armonia con le persone che mi circondano.

La vita è bella, e lei vuole viverla pienamente. Ma non ci riuscirà: Marina morirà pochi mesi dopo, devastata da metastasi in tutto il corpo, uccisa da un neo che nel 2005 era grande appena un millimetro e mezzo, ma nel 2014 – dopo aver seguito una “cura” hameriana di perdono e omeopatia – era diventato 14 centimetri. Sarebbe bastato un taglietto, un’operazione ambulatoriale e Marina oggi sarebbe a giocare nel lettone con sua figlia, a godersi la vita insieme a lei.

E invece Marina è morta. E la colpa, per il Tribunale di Torino, è di Germana Durando – il medico “hameriano” che in questi nove anni di evitabilissimo calvario l’aveva accompagnata e sostenuta, e che ora è stata condannata (in primo grado) a due anni e mezzo di reclusione. Meno dei quattro anni chiesti dal pubblico ministero, che aveva invocato una “pena esemplare”, ma più della soglia minima della condizionale. Se confermata in appello, la pena sarà scontata in carcere.

Marina, dice in sostanza la sentenza, è stata quasi plagiata dall’amica-medico che l’ha non-curata seguendo le teorie di Hamer: per il suo compleanno, Marina aveva confidato ad un’amica che il regalo che più bello che potesse ricevere sarebbe stato “che Germana mi lasciasse togliere il neo”. E le email, dolorosissime, parlano di un rapporto morboso con il proprio medico, che Marina chiamava la sua “santa”, frutto di una dipendenza psicologica ora riconosciuta dal Tribunale.

Come sempre, sarà interessante analizzare parola per parola la sentenza – che, ricordo, è soltanto di primo grado. Una sentenza importante, che non lascia spazio a dubbi: la Nuova Medicina Germanica è praticata in Italia – anche da medici iscritti al proprio Ordine – e continua a mietere vittime, nella indifferenza di tutti. Fino a quando non la si “scopre” sull’onda mediatica – un’onda che anche oggi si dimostra estremamente superficiale, parlando di generiche “cure psicologiche” invece di analizzare la Nuova Medicina Germanica e le sue ‘cinque leggi’.

In “Dossier Hamer” ho raccontato a fondo la storia di Marina. Una storia che mi ha colpito nel profondo, perché quelle email sono una testimonianza diretta del dolore che prova chi si affida a questa pseudo-medicina. Un dolore che ho provato varie volte ad immaginare, ricostruire – ma che qui ho potuto toccare con mano. Non mi vergogno a rivelare che ho pianto spesso, leggendole, perfino di fronte al fratello Rudy che ha sempre mantenuto una compostezza, una dignità ma anche una caparbietà che gli invidio.

Ora Germana Durando è stata condannata. Per qualche giorno si parlerà di Hamer, della Nuova Medicina Germanica, delle “cinque leggi biologiche”. Gli hameriani disconosceranno il medico condannato, in un film già visto, cercando di ritagliarsi il proprio pezzetto di audience e di mercato. Continueranno a vendere la propria versione della NMG, ‘migliore’, più ‘pura’ – ed i loro adepti saranno felici di credere che sia vero. Ma dopo un po’ l’agenda mediatica sarà sostituita da qualcos’altro. E gli hameriani rimarranno solo qualcosa sullo sfondo.

L’Ordine dei Medici ha avviato un’inchiesta interna su Germana Durando. Forse è un po’ tardi, ora? Di certo ho scritto della Nuova Medicina Germanica sin dal 2006, inviando diverse raccomandate allo stesso Ordine. Che per anni ha ignorato la questione, addirittura – come racconto nel libro – fornendo crediti ECM a “corsi hameriani”. Ora sembra che si stia in qualche modo risvegliando: lo spero per i tanti pazienti che dovrebbe tutelare, e per i professionisti seri che ne fanno parte.

Sono ottimista, come sempre. Ma ci sono responsabilità che non possono essere ignorate. Resta da chiarire, ad esempio, se l’Ordine dei medici di Napoli abbia fornito appoggio e protezione al medico hameriano Pasquale Aiese, che mi aveva augurato di “sperimentare presto l’esperienza della malattia”. O quale sia stata la posizione degli Ordini di Brescia e Cagliari, che avevano organizzato convegni in cui si sarebbero diffuse le teorie di Hamer – che ora, finalmente, pare vogliano combattere.

Insomma, oggi è un giorno importante ma non bisogna dimenticare come si è arrivati fin qui, ad una donna morta per un neo che si sarebbe potuto togliere con una semplice, banale operazione – e che invece è morta, plagiata da idee che continuano ad avere ampia diffusione in Italia. Un neo

umidiccio, spurgante, sanguinante, puzzolente; mi fa male, è brutto e mi chiedo: ma come farò quest’estate al mare? Non lo si può guardare tanto che è brutto

scriveva Marina.

Lavora sul perdono e sul modo di incontrare [il tuo ex marito], lui è il punto di svolta

le rispondeva la Durando, secondo la teoria hameriana di lavorare sui propri “conflitti”.

Ora Marina è morta, e sua figlia non potrà più saltare nel suo lettone. Non ci saranno vacanze insieme, brindisi, gioia e armonia. Una morte evitabilissima, se si fosse dato il giusto peso alla pericolosità della Nuova Medicina Germanica. E Germana Durando non è certo l’unica colpevole.

Libro

Finalmente ci siamo

E finalmente posso annunciarlo urbi et orbi: il mio libro “Dossier Hamer”, frutto dell’indagine decennale che ho compiuto su Hamer e la sua ‘Nuova Medicina Germanica’, sarà in libreria dal 28 marzo – edito da Mondadori, nella collana ‘Frecce’.

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