Le metastasi, purtroppo, esistono

Le metastasi, purtroppo, esistono

“Le metastasi NON esistono”. Questo il titolo di un articolo pubblicato sulla rivista online “Solaris”, regolarmente registrata al Tribunale per la Stampa di Roma dal dottor Giampiero Ciappina, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto Solaris.

L’articolo, che si rifaceva alla Nuova Medicina Germanica dell’ex medico Ryke Geerd Hamer e firmato dal dottor Mario Cappellin, odontoiatra dell’Ordine dei Medici di Torino, conteneva -prima di essere cancellato dopo la mia segnalazione- voleva “fornire ai lettori i mezzi per prevenire i conflitti biologici e psichici che, secondo Hamer, sono la causa del cancro e delle malattie in generale.” Questo, ripeto, MEDICO scriveva che

la malattia e il cancro non sono nemici dell’organismo, ma fanno parte di un processo necessario e finalizzato che la Natura ha posto sotto forma di programmi cerebrali specifici che agiscono in modo automatico per il ristabilimento di condizioni adeguate di salute, DOPO aver affrontato e risolto il conflitto.
Il nostro nemico pubblico numero uno è la CANCRITE, ovvero la paura di morire di cancro, che quasi sempre segue nel soggetto dopo la diagnosi di cancro.

Il medico proseguiva scrivendo che “in vari decenni di studi sul cancro, NESSUNO HA MAI DIMOSTRATO questa teoria isolando una cellula tumorale nel sangue del malato o nella circolazione linfatica.” Ovviamente, come chi sa chi ha letto “Dossier Hamer” (ma anche chi ha semplicemente una conoscenza di base della medicina), ciò è chiaramente falso.

Cappellin poi si lanciava in interpretazioni mediche quantomeno ardite, sostenendo che “il tumore alla prostata è originato da un conflitto semisessuale: l’esempio classico è un uomo di una certa età che ha una relazione con una ragazza più giovane, che lo lascia per un ragazzo più giovane di lui.” Siete avvisati, non fate troppo i vitelloni.

Il medico mi ha poi inviato una email in cui mi inviava un “chiarimento importante”, rendendomi partecipe dell’email che aveva inviato al suo Ordine dei Medici, in cui si diceva

costernato dalla vicenda, perché l’articolo citato con tanto di mia firma e mia fotografia recente risale al lontano 2001, quando non ero ancora neppure laureato. Al tempo avevo conosciuto una serie di teorie, tra cui quella del dott. Hamer, su cui improvvidamente avevo scritto questi articoli online.

L’odontoiatra poi precisa -bontà sua!- di non rispecchiarsi più in tali teorie, ed anzi di essere in qualche modo arrabbiato perché molti anni fa aveva terminato la sua collaborazione con la testata “Solaris” e “sinceramente credevo che i miei articoli fossero quindi stati rimossi dal sito” (non si sa per quale strana logica). Va però preso atto che il dottor Cappellin si è decisamente allontanato da queste teorie balzane, dopo aver studiato medicina. Gli va dato in qualche modo atto.

Questa storia ha anche una coda tragicomica. Oggi il Secondo Collegio dell’Ordine dei Giornalisti di Roma, al quale Giampiero Ciappina è iscritto in qualità di direttore della testata “Solaris”, gli ha comminato due mesi di sospensione dall’esercizio della professione per omessa vigilanza. Questa la motivazione dell’Ordine:

Visti gli atti del procedimento disciplinare promosso nei confronti del giornalista Giampiero Ciappina, nato a [OMISSIS] il [OMISSIS] e residente in [OMISSIS], direttore della testata online “Solaris”, iscritto all’Albo speciale dal [OMISSIS] (codice iscrizione [OMISSIS]), giusta cont estazione disciplinare dell’8 febbraio 2017, protocollo n°19, notificata in data 31 marzo 2017, in relazione alla pubblicazione, il 15 settembr e 2016, dell’articolo “Le metastasi non esistono” di Mario Cappellin.

Il Collegio Secondo del Consiglio di Disciplina dell’Ordine territoriale dei Giornalisti del Lazio è intervenuto a seguito della richiesta di apertura di procedimento disciplinare da parte del giornalista Ilario D’Amato.

La pubblicazione dell’articolo in questione non appare rispettosa dei doveri del giornalista direttore di una testata, al quale compete il controllo sui contenuti della testata stessa, risultando così violati i fondamentali principi stabiliti dalla Carta dei Doveri del Giornalista. Si contestava inoltre la violazione degli artt. n.2 e n. 7 della Carta di Perugia, in reazione al paragrafo A del capitolo “Minori e soggetti deboli” della “Carta dei doveri del giornalista”: “… il giornalista tutela i diritti dei malati, evitando nella pubblicazione di notizie su argomenti medici, un sensazionalismo che potrebbe far sorgere timori o speranze infondate. In particolare non diffonde notizie sanitarie che non possano essere controllate con autorevoli fonti scientifiche” .

In data odierna, il giornalista Ciappina si presentava per l’audizione al Collegio Secondo, rifiutando l’assistenza di un legale e facendosi accompagnare dalla moglie. In merito agli addebiti contestati, il giornalista ammette di aver pubblicato l’articolo in oggetto fidandosi esclusivamente della competenza dell’autore. Nel corso dell’audizione dichiara di non essere a conoscenza della normativa espressa nella Carta di Perugia (di cui gli viene consegnata una copia), né delle altre normative attinenti alla deontologia professionale. Il giornalista, oltre ad ammettere la sua “colpa in vigilando”, si dichiara addirittura propenso a chiudere la testata. Il Collegio, dato atto, si riserva di prendere l’adeguato provvedimento.

Rilevato che:

dalle dichiarazioni rilasciate dal signor Ciappina non si evincono giustificazioni al suo operato, ma anzi una piena ammissione del fatto così come contestato

P.Q.M.

Il Secondo Collegio del Consiglio territoriale di disciplina dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, visto il fascicolo degli atti relativi, udito il Consigliere relatore, votando all’unanimità, decide di irrogare la sospensione dall’esercizio della professione per mesi due, in base agli artt. 51 e 54 della Legge n.69/1963 sull’Ordinamento della professione di giornalista.

Così deciso in Roma, il 4 maggio 2017

Il collega non era “a conoscenza della normativa espressa nella Carta di Perugia”, e l’Ordine gliene ha fornito una copia. Né era a conoscenza “delle altre normative attinenti alla deontologia professionale”. E lui, da direttore, si è “fidato” dell’articolista. Ci sarebbe da ridere, se non fosse la dimostrazione di come oggi tanti parlino di giornalismo senza averne la minima conoscenza.

Le metastasi, purtroppo, esistono. Ed oggi l’Ordine dei Giornalisti del Lazio ha dato un segnale importante: chi scrive amenità scientifiche pericolose per la salute dei propri lettori, paga. Nulla può contro i “blog” che ripetono acriticamente l’agiografia di Hamer, mentendo spudoratamente: ma quelle non sono testate registrate, ed è nostro compito difendere questa professione già fin troppo martoriata.

 

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