Se muori è un bene per la specie, dice Hamer

Ora che Germana Durando è in carcere, non credo che ci sia molto che io possa aggiungere a quanto scritto in questi anni.

Una cosa però vorrei sottolinearla: che per Hamer, se muori per la tua ‘cosiddetta’ malattia è giusto, anzi è un bene per la specie. Hamer era nato nel 1935, ha vissuto in pieno il nazismo, per cui questa deriva post-darwiniana non dovrebbe stupire.

Vi riporto giusto un paio di aberranti citazioni di quest’uomo che secondo i suoi seguaci aveva ‘cuore e mani calde’:

«In generale l’animale deve sopportare da solo la sua malattia cancerogena, che spesso va superata come una regolare prova di verifica dell’idoneità ad intervalli regolari, altrimenti l’individuo viene “squalificato”. Ad esempio, il vecchio cervo ogni anno deve di nuovo presentarsi per una prova di idoneità di fronte al cervo giovane e quando viene il momento in cui non riesce più a superare l’esame deve morire. Pertanto, in generale, la “terapia” del conflitto biologico è la soluzione reale del conflitto. Questa soluzione può consistere sia nel ristabilirsi della condizione precedente, sia in una soluzione alternativa vivibile. Quindi, ad esempio, o il cervo vecchio riconquista il suo territorio o il cervo giovane lo scaccia da quel territorio».

Testamento, p.107

«Dall’istante della DHS tutto l’organismo si trova in simpaticotonia permanente. Abbiamo già visto che questo stress permanente viene impiegato a livello biologico come un mezzo sensato per cogliere “l’ultima possibilità” di superare il conflitto. A questo scopo si devono mobilitare tutte le forze. L’individuo che non riesce entro un determinato tempo a spuntarla con il conflitto, ha sprecato la sua “chance biologica”. Anche se ad un certo punto (ormai troppo tardi!) il conflitto si risolve, tale individuo muore comunque. […] In altre parole, se un individuo non supera per lungo tempo il metodo di selezione inflessibile della natura all’interno di un ambito rappresentativo e dell’organo ad esso correlato, viene eliminato dalla competizione».

Testamento, p.116
Ilario: Ilario D’Amato è giornalista professionista e digital manager per Royal Star & Garter, una fondazione benefica che si prende cura di veterani disabili o affetti da demenza. In passato è stato multimedia editor per The Climate Group, un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che si occupa di cambiamento climatico. Laureatosi in scienze della comunicazione all’università di Salerno nel 2011, ha conseguito con merito un master in giornalismo internazionale alla City, University of London nel 2013 ed un master in comunicazione per lo sviluppo all’università di Malmö nel 2017. Vive a Londra, dove ha ottenuto stage presso il Bureau of Investigative Journalism e il «Sunday Times».

Leggi commenti (1)

  • É il solito minestrone malthusiano in versione "clinica": D'altronde la storia delle appartenenze di Hamer era già indicativa.

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