A giugno del 2008 lo psichiatra di Pordenone Danilo Toneguzzi, presidente del “comitato scientifico” dell’associazione ALBA, è stato messo sotto processo per omicidio colposo e truffa.
Le accuse sono state formulate dopo il decesso della sua paziente
Manuela Trevisan, una donna di Casarsa della Delizia (in provincia di Pordenone), morta di tumore nella prima metà dello stesso anno, all’età di 46 anni. Secondo la ricostruzione della sorella della vittima, che ha querelato Toneguzzi, Manuela sarebbe stata spinta dal medico ad abbandonare il suo percorso terapeutico, convincendola «che i tumori non esistono, che fumare non fa male e che mangiare un dolce avrebbe potuto essere d’aiuto ai malati terminali» (fonte: il Messaggero Veneto), utilizzando “cure” legate alla “Nuova medicina germanica”. Sempre secondo l’accusa, Toneguzzi avrebbe sostenuto che «mangiare un budino può aiutare anche a guarire una malattia terminale di cancro» (fonte: il Gazzettino).

Il sostituto procuratore
Federico Facchin inizialmente aveva richiesto al giudice per le indagini preliminari Alberto Rossi l’archiviazione del caso, ma i familiari della vittima -sostenuti dall’avvocato Luca Colombaro- si erano subito opposti alla decisione. Ed il giudice ha dato loro ragione, bocciando la richiesta di archiviazione sostenuta dalla Procura ed ordinando l’imputazione coatta di Toneguzzi per omicidio colposo e truffa. Il pubblico ministero Facchin, secondo quanto riportano i quotidiani locali, si sarebbe immediatamente «messo in contatto con i Nas perché svolgano ulteriori indagini e, se possibile, acquisiscano ulteriori documenti ed elementi di prova per circostanziare nel dettaglio le accuse che il giudice Rossi ha ritenuto sussistenti». Il giudice per le udienze preliminare, in seguito, aveva stabilito il rinvio a giudizio.

Toneguzzi aveva chiesto a suo tempo di poter accedere al rito abbreviato condizionato, ma la richiesta era stata respinta dal giudice. Si era poi giunti al rinvio a giudizio con il rito ordinario (fonte:
il Gazzettino). Giuseppe La Spada, legale del medico 44enne di Pordenone, ha dichiarato: «Toneguzzi è un medico serio che ha preso in cura la paziente quando era malata terminale di tumore, convincendola a sottoporsi a chemio. Dimostreremo l’insussistenza delle contestazioni». «Nella sostanza il giudice Rossi ha ritenuto di accogliere e di approfondire le nostre argomentazioni -ha ribattuto l’avvocato di parte civile Colombaro-. Non c’è alcunché di personale nei confronti del professionista, ma c’è l’esigenza di fare chiarezza sulla vicenda».

Vicenda che, per il momento, vede un primo passo verso l’agognata chiarezza il 19 maggio 2010: il giudice monocratico
Rodolfo Piccin ha infatti disposto per quella data il primo dibattimento processuale per ascoltare alcuni testimoni dei fatti contestati allo psichiatra.

L’appello sul sito di ALBA
Il 29 settembre 2009, sul sito dell’Associazione Leggi Biologiche Applicate è comparso un “appello” «per informarvi in questo momento particolarmente delicato in cui perfino la magistratura si è mossa in seguito alle infami calunnie di un semplice pubblicista che ha trovato spazio presso un giornale a tiratura nazionale in mano ad una famiglia che, guarda caso, possiede 32 Cliniche private S. Raffaele!!!..... Qualsiasi commento è superfluo».

E invece no. I commenti sono più che necessari. Innanzitutto, non si capisce bene chi sia il “semplice pubblicista” che avrebbe messo in moto la macchina giudiziaria. Come si evince dalla ricostruzione presente in questa pagina -con riferimento a fonti precise- la denuncia per truffa ed omicidio colposo è stata effettuata dalla sorella di Manuela Trevisan, la paziente di Toneguzzi morta di tumore nel 2008. Del resto, non spetta certo ad un giornalista presentare querele, ma soltanto documentare la realtà oggettiva dei fatti. Ma purtroppo non potremo mai sapere a chi si riferisca il duo Pfister-Toneguzzi, giacché –a differenza di quanto esposto in questo sito- i due non fanno mai nomi e cognomi precisi.

Ma ora facciamo un piccolo gioco di fantasia, dal momento che la mia è l’unica inchiesta sull’argomento presente in Italia: facciamo finta che Toneguzzi, per qualche strano motivo, non abbia indicato alcun nome ma intendesse riferirsi al sottoscritto. In questa pura ipotesi, andrebbe ricordato allo psichiatra inquisito che i miei articoli sono stati redatti sul quotidiano di Salerno e provincia “
Cronache del Mezzogiorno”, che non è affatto un quotidiano a tiratura nazionale, la cui proprietà non ha nulla a che spartire con cliniche private o sanità in genere. Gli articoli su “Libero” -cui il testo sul sito dell’associazione fa riferimento in maniera così smaccata e volgare- sono stati liberamente scritti dal giornalista professionista Peppe Rinaldi, che collabora sia a “Cronache del Mezzogiorno” che a “Libero”, proprio sulla scorta della mia inchiesta. In particolare, all’epoca Rinaldi co-firmò soltanto il mio primo articolo, segno tangibile della fiducia del direttore e della redazione tutta nella bontà della mia indagine.

Ma andiamo avanti. Sul sito dell’Alba si legge che un giornalista (iscritto all’elenco dei pubblicisti, come se ciò rappresentasse un’offesa) avrebbe proferito “infami calunnie” che avrebbero poi fatto scattare un procedimento penale a carico di Danilo Toneguzzi. Chiunque sia il malcapitato giornalista, è ben strano che né Toneguzzi né Pfister -né altri- l’abbiano finora querelato. Eppure, all’epoca degli articoli su “Libero”, Toneguzzi
scrisse che Beppe Rinaldi (sic!) «continua a pubblicare notizie false e volutamente denigratorie nei nostri confronti, dimostrando che l’intento è preordinato alla calunnia e alla disinformazione, senza possibilità di confronto». Caspita! Ed ovviamente lo psichiatra di Pordenone avrà provveduto a querelare chi si è macchiato di «accuse false e denigratorie»… Eh no. Né “Libero”, né Peppe Rinaldi (né il sottoscritto, per inciso) hanno mai ricevuto denunce di nessun tipo. Insomma, mentre si agita lo spauracchio di procedimenti penali che (ahimé) non vengono mai messi in atto, a finire sotto processo è proprio Toneguzzi. Ci sarebbe da ridere, se sotto tutta questa storia non ci fosse il dolore di persone disperate di fronte alla malattia.

Ma non è finita qui. Danilo Toneguzzi e Marco Pfister, nel documento presente sul sito dell’associazione, scrivono di essere sotto inchiesta «sull’onda delle calunnie di alcuni giornali» (Quali giornali? I giornalisti sono stati querelati?
Nessuna risposta). Effettuano quindi una vera e propria chiamata alle armi -e al portafogli- dei seguaci di Hamer: Manuela Trevisan, la donna deceduta, non viene neanche nominata, ma già si parla di una «sentenza contro la libertà di espressione dell’operatore della sanità e in particolare del medico». E la questione si sposta dalle teorie di Hamer a più generali «connessioni tra psiche e corpo», chiudendo lo pseudo-sillogismo con un plateale «allora TUTTI GLI OPERATORI DI DISCIPLINE OLISTICHE POTREBBERO ESSERE CITATI PER TRUFFA!!!». Maiuscolo e punti esclamativi nel testo. Occorre ricordare a Toneguzzi ed ai lettori che nessuno ha mai messo in dubbio tali connessioni: anzi, la Psico Neuro Endocrino Immunologia si basa proprio su di esse, ed è pienamente accettata dalla scienza medica. Viceversa, le teorie di Hamer non sono “accreditate” per il semplice motivo che non esiste un solo studio scientifico validato da peer review che dimostri quanto egli affermi. Neanche Toneguzzi, che pure è medico (Pfister è esentato, dal momento che non è laureato in medicina), ha prodotto tale studio. I loro strali si sono rivolti contro il Ministero della Salute, reo -a detta loro- di non voler effettuare alcuna sperimentazione. Eppure il Ministero ha semplicemente richiesto dei dati su cui basare tale sperimentazione: dati che, a leggere sul sito dell’Alba, non sembrano essere stati forniti.

La questione, quindi, passa da “Toneguzzi è indagato perché avrebbe indotto una paziente, poi deceduta, ad allontanarsi dalle cure mediche scientifiche” a “vogliono screditare la connessione mente-corpo, per cui tutti gli operatori olistici potrebbero essere citati per truffa”. Un artificio linguistico di bassa lega. E la soluzione qual è? Il «confronto avverrà forzatamente in una sede giudiziaria e con un inevitabile contenzioso. Per questo motivo abbiamo bisogno immediato anche del contributo economico di tutte le persone che vogliono sostenere questa causa». E parte la pubblicità a libri, “convegni” e quant’altro. Insomma, mano al portafogli. Per aiutare Toneguzzi in un suo processo privato? Ma no, che banalità: per il “sostegno alla ricerca mente-corpo”.