Domenico Mannarino con la moglie Cinzia Alunni
Domenico Mannarino era un ispettore di polizia di Crotone. Aveva cinquant’anni e tre figli. Nel novembre del 2005 gli viene diagnosticato un tumore al polmone: per i medici dovrebbe seguire una leggera chemioterapia. Ma Benedetto [omissis], un medico locale, lo convince a rivolgersi alle teorie di Hamer: sarebbe bastato risolvere il suo “conflitto”, e tutto si sarebbe risolto senza interventi né farmaci. L’importante era non rivolgersi per nessun motivo alla medicina convenzionale e, naturalmente, non raccontare a nessuno né della sua scelta di “curarsi” in questo modo né tantomeno parlare di lui.

Dopo un breve e deludente contatto con il dottor
Emmanuele Lupi, il medico hameriano di Aulla, Benedetto lo invita a contattare direttamente Marco Pfister, del quale egli segue uno dei suoi corsi a pagamento. Per ben due volte è stato accompagnato ad Aulla da questo “medico” per avere un colloquio con Pfister. Il primo colloquio è con il dottor Emmanuele Lupi: una visita breve e deludente, a quanto scrive Mannarino nel suo diario, durante la quale acquista il “Testamento per una nuova medicina” per 70 euro, mentre la visita costa 150 euro regolarmente fatturate.
Il tumore di Mannarino -che nel novembre 2005 era di 1 centimetro- dopo tre mesi era diventato di 3,5 centimetri, ma «è tutto normale, tutto sotto controllo» continuava a dire Benedetto.
A maggio 2006 all’ispettore viene diagnosticato un tumore alla mandibola: «non ti preoccupare, sicuramente sta subendo un conflitto relativo al denaro», è stata la risposta del medico. Subito dopo gli vengono diagnosticate alcune metastasi al cervello: «non crederci -continuava a rassicurare il medico- le metastasi non esistono, e quello che la medicina convenzionale definisce “tumore cerebrale” non è altro che un edema che pian piano si riassorbirà. E lì avverrà la guarigione. Mi raccomando -proseguiva il medico- non sottoporti ad alcuna terapia! Hai visto: i medici ti stanno spaventando, te l’avevo detto di non farti fare la risonanza magnetica per vedere cos’era quel gonfiore alla mandibola. Mi raccomando, non dare loro alcuna spiegazione». Ma intanto Mannarino stava sempre peggio, e continuava a fare Tac e Risonanze Magnetiche. Spesso aveva dei fortissimi dolori al petto che gli impedivano di muoversi e per telefono il medico hameriano, sempre dietro consiglo di Pfister, gli diceva: «Le ulcere bronchiali non danno dolore, sicuramente stai vivendo il conflitto della svalutazione del sè».

Eppure le metastasi lo divorano, tanto da paralizzargli l’intero lato sinistro del corpo. Per Benedetto non c’è dubbio: è un "conflitto di partner", per cui è colpa della moglie che non lo appoggia a sufficienza. E lei, pur scettica, continua a tenergli la mano leggendogli il “Testamento” di Hamer e rassicurandolo: «Vedi? E’ tutto scritto qui. Ora devi sentirti così, ma poi guarirai completamente»
Il 20 luglio Mannarino dovrebbe avere il terzo incontro con Pfister ad Aulla, dal momento che continuava a tempestarlo di telefonate per essere rassicurato sulle proprie condizioni, ma era paralizzato a letto e non riusciva a parlare. La moglie telefona all'associazione Alba, ma riesce a parlare solo con la segreteria telefonica. Li prega dunque di mettersi in contatto con lei, visto che il marito aveva bisogno di parlare urgentemente con Pfister (dato che nel frattempo Benedetto, che “curava” telefonicamente Mannarino, era sparito).

Il 16 agosto 2006 a Domenico Mannarino si perfora un’ansa intestinale: ormai aveva metastasi dappertutto, anche all’intestino. Operato d’urgenza, muore tre giorni dopo tra atroci sofferenze. «Forse mio marito sarebbe morto lo stesso -dichiarerà la moglie- ma far soffrire una persona nel modo in cui ha sofferto lui è stato veramente da criminali. Convincerlo a rifiutare fino alla fine ogni contatto, anche a livello umano, con un medico della medicina convenzionale (per paura che gli avrebbe somministrato qualche farmaco) a parer mio è da folli. Dulcis in fundo il medico che ha “curato” mio marito, verso la fine di agosto (era di rientro dalle ferie) è venuto a casa mia per dirmi che mio marito era morto perché sentiva che io non approvavo la sua scelta. E poi, comunque, il tumore al polmone -da quel momento non era più una “ulcera bronchiale”- l’aveva risolto, però era sopraggiunto un problema inaspettato...».

Dopo la morte di Mannarino, Pfister non si farà più vivo. E Benedetto? «Continua tranquillamente a lavorare all’ospedale e a percepire puntualmente il suo stipendio di medico -spiega la signora Alunni- stando ben attento che nessuno dei suo colleghi sappia che lui pratica questa medicina. Un piccolo particolare per concludere: questa “medicina” in cui tanto crede non la applica su tutti. A sua madre ha ritenuto opportuno curare il cancro con la radioterapia e con tutto ciò che ha consigliato la medicina convenzionale: forse sulla pelle degli altri è più facile fare gli esperimenti?»
Perché la signora Alunni non si è rivolta subito all’autorità giudiziaria? «Ho solo le ricevute dei medici -sottolinea con rammarico- ed i diari di mio marito, nei quali appuntava tutte le sofferenze legate a questa “terapia”. Ma la rabbia e l’impotenza restano. Ho scritto anche al comitato etico, al direttore sanitario e al reparto dove lavora Benedetto, ma non ho ricevuto risposta». E conclude: «Negli ultimi giorni di vita di mio marito non potevo chiedere aiuto a nessuno, né ai medici “ufficiali” né a quello romano, che era in vacanza ai Caraibi. E mio marito è morto così, senza alcun supporto».