Vengono qui inserite le testimonianze di tre ex
collaboratrici di Hamer, raccolte dalla giornalista
Silke Bauer
il 10 aprile 2007. Esse
provengono da una
registrazione
in formato mp3 della radio privata "Wüste Welle" di
Tübingen.
Copyright: RADIO Wüste Welle, Tübingen 96,6 MHz c/o
Sudhaus, Hechinger Str. 203 D-72072 Tübingen
Data della trasmissione: 10 aprile 2007
Lingua: tedesco
Durata: 54 minuti (con musica)
Il file MP3 originale di 25 MB si trova
all'indirizzo
http://www.freie-radios.net/portal/content.php?id=16337
Dati tecnici: MPEG-2 Layer 3, 64 kbit/s, Joint Stereo,
(22050 kHz)
Titolo: Ehemalige Mitarbeiterinnen von Dr. Hamer berichten,
dass sie niemanden gesehen haben, der von Dr. Hamer geheilt
wurde
Licenza: Creative Commons, uso non-commerciale autorizzato
Descrizione, di Silke Bauer: Questa trasmissione riguarda
la Nuova Medicina Germanica. Non si sentono voci di
aderenti o oppositori, perché entrambe sono molto presenti
su internet. Ho fatto un'intervista con ex collaboratrici
del dottor Hamer. Parlano per la prima volta in pubblico
del loro lavoro alle dipendenze del dottor Hamer. Non è
stato facile individuare queste donne, perché nel frattempo
si erano sposate e hanno cambiato cognome. Le donne si sono
mostrate disponibili ad essere intervistate, visto che il
tema è ancora attuale.
Le ex collaboratrici raccontano che, durante il periodo in
cui hanno lavorato alle dipendenze di Hamer, non hanno mai
visto una persona guarita da Hamer. Secondo le
testimonianze di queste ex collaboratrici, Hamer faceva
trasferire in fretta e furia le persone moribonde presso
altri ospedali o in Francia, per poter dire che queste
persone non erano morte da lui. Quando queste persone
morivano invece nella sua clinica, Hamer faceva "curare" il
cadavere anche dopo la morte, e anche dopo che si era
verificato il rigor mortis.
Ulteriore commento del traduttore: Le tre donne
intervistate lavoravano presso la "clinica Amici Di Dirk" a
Katzenelnbogen, vicino Coblenza, nel 1985. A quei tempi
Hamer era ancora in possesso della sua abilitazione medica,
che perderà poco tempo dopo gli avvenimenti a
Katzenelnbogen, dove Hamer era l'unica persona con una
formazione professionale medica. Da altre testimonianze si
sa che la popolazione nelle vicinanze della "clinica" era
allarmata e contribuiva con raccolte di cibo e soldi per
sostenere i pazienti. La situazione scandalosa a
Katzenelnbogen, la denuncia della quale si parla
nell'intervista e l'intervento della polizia sono state
anche le cause (insieme a molte altre) perché Hamer ha
perso la sua abilitazione.
Intervista
con la signora Gemmer, ex-ragioniera degli uffici
amministrativi della clinica "Amici di Dirk" a
Katzenelnbogen
B
- Silke Bauer
G
- signora Gemmer (il nome completo è noto sia alla
giornalista, sia al tradutore)
B:
Inizio con la signora Gemmer, che all'epoca lavorava
nell'amministrazione della clinica del dottor Hamer a
Katzenelnbogen. Signora Gemmer, mi interessano dapprima i
pazienti che erano nelle mani del dottor Hamer. Che tipo di
gente era?
G:
In pratica erano pazienti che erano stati abbandonati dalla
medicina scolastica, e che cercavano la loro ultima
speranza nel dottor Hamer. Venivano dalla Francia,
dall'Italia e da tutta la Germania.
B:
Ha una spiegazione sul perché c'erano cosi tanti
francesi?
G:
C'era un sponsor, mi ricordo. Un conte francese, che è
intervenuto in qualche modo in questa faccenda con il suo
denaro. E cosi si è saputo di Hamer in Francia.
B:
Penso che fosse il signor D' Oncieu (Antoine
D'Oncieu de la Batie,
presidente dell'ASAC a Chambery, in Francia, ndt), perché
all'epoca aiutava Hamer. Secondo lei erano pazienti
abbandonati completamente dalla medicina scolastica?
G:
Erano pazienti con malattie mortali. Ha mandato alcuni in
altri ospedale perché sapeva che sarebbero morti subito, e
loro sono morti in altri ospedali per evitare che invece
fossero morti da lui. Poi si è verificato un problema: a un
certo punto gli ospedali di Limburg e Coblenza hanno
rifiutato di accettare [da noi] altri pazienti moribondi
solo per [ospitarli durante] la fase della loro
morte.
B:
Ho anche sentito a proposito dei trasporti della salme che
questi trasporti furono fatti in un modo particolare e
discreto.
G:
Si, si. È successo sempre durante la notte o nella sera,
per non fare vedere troppo spesso la presenza della
macchina trasportatrice delle pompe funebri, per non farla
vedere alla gente.
B:
Quanto tempo ha lavorato alle dipendenze del dottor
Hamer?
G:
Non è stato un periodo lungo. Ho iniziato il primo agosto
[1985] e a fine dicembre, dopo il sequestro della polizia
criminale, la clinica fu chiusa.
B:
Inizialmente è stata impressionata per un po' di tempo dal
signor Hamer, quando veniva nella sua città. È vero
?
G:
È vero, ho conosciuto quest'uomo e mi sono detta: "Ah si, è
un medico diverso. I medici di solito sono delle divinità
in bianco". Ho pensato che era più umano, ma dopo circa tre
giorni ho pensato: "no, il dottor Hamer ha molta confusione
in testa". Non potevo più sostenere questa cosa.
B:
Cosa vuole dire?
G:
Io ero la sua segretaria. Mi ha dettato delle lettere
particolari, all'amministrazione locale e al governo
regionale. Litigava con tutti, e si sentiva perseguitato in
continuazione. Era sempre convinto che qualcuno volesse
fargli del male. Erano lettere totalmente confuse. Non
potevo più sostenerlo, e ho pensato subito: "con quell'uomo
c'è qualcosa che non va".
B:
Ma è rimasta per quasi mezzo anno?
G:
Si, perché nel frattempo c'erano i pazienti, e qualcuno
doveva pur dare loro da mangiare. Erano povere anime,
spesso molto ammalati e ho contribuito che venisse assunta
almeno un'infermiera per mezza giornata. Non c'erano soldi.
Ce n'erano pochi, questo era il problema. C'era poi una
donna per le pulizie, l'ho assunta io dal vecchio ospedale
che c'era prima, e anche in cucina doveva lavorare qualcuno
per fare da mangiare ai pazienti. Non potevamo abbandonare
la gente, i poveri ammalati.
B:
Lei ha lavorato in questa clinica prima dell'arrivo del
dottor Hamer ed è stata assunta come segretaria? Lei dunque
non faceva parte dei circoli interni del dottor Hamer,
secondo il suo racconto?
G:
No, no. Prima non avevo mai avuto nulla a che fare col
dottor Hamer. Ero in quell'ospedale che fu chiuso, perché
era un ospedale troppo piccolo. All'epoca eravamo contenti.
Si poteva continuare a lavorare. Arriva un nuovo medico che
vuole riaprire l'ospedale e per noi impiegati c'è un nuovo
posto di lavoro! Però poi tutto si è sviluppato in un
tutt'altro modo, alla fine.
B:
Adesso ho un'ultima domanda per lei, signora Gemmer: cosa è
rimasto in modo particolare nella sua memoria dell'epoca in
cui ha collaborato col dottor Hamer?
G:
Si, posso raccontare una cosa che non scorderò mai. C'era
una signora giovane da noi, una paziente affetta in modo
grave dal cancro. Era accompagnata da suo fratello. E una
mattina il dottor Hamer è partito con la sua macchina e non
ci ha detto dove volesse andare né quando sarebbe tornato,
e non ha lasciato neanche un numero di telefono, niente. E
il fratello è venuto da me e mi ha detto che sua sorella
aveva forti dolori, e chiedeva dove fosse il dottor Hamer.
Gli ho detto: "non lo posso raggiungere, non ci ha detto
dove stava". E il fratello è venuto due o tre volte
dicendo: "mia sorella grida dal dolore!". E mi sono detta:
"chiamo un altro medico, non può andare avanti così". E poi
ho chiamato per telefono il nostro vecchio medico, che era
chirurgo nell'ospedale. Nel frattempo aveva aperto un
ambulatorio privato. E lui mi ha detto: "Vengo, però in
compagnia di un altro collega. Da solo non vengo e non
entro in questa clinica". È venuto con un altro medico e
loro hanno somministrato un farmaco alla giovane donna.
Dopo i due hanno denunciato il dottor Hamer. Così si sono
mosse le cose. Più tardi è arrivata la polizia criminale e
ha sequestrato tutto. Questo avvenimento ha dato inizio
alla chiusura della clinica, avvenuta più tardi.
B:
Perche questo medico non voleva venire da solo? Se lo
ricorda?
G:
Sì, era già una cosa contestata. Lui diceva sempre: "la
medicina scolastica...". I medici non erano d'accordo con
il metodo del dottor Hamer. In ogni caso il
dottor D.
non voleva andare da solo. Voleva la presenza di un
testimone, un altro medico.
B:
Come si spiega che Hamer facesse medicina in questo
modo?
G:
La mia spiegazione è che era totalmente convinto del suo
metodo, della nuova chance di guarigione per gli ammalati
di cancro inventata da lui. Era davvero ossessionato da
questa cosa.
B:
Molte grazie per la conversazione.
Intervista con la signora M, ex-ragioniera
amministrativa della clinica "Amici di Dirk" a
Katzenelnbogen
B:
Signora M, come è successo a lei di lavorare... [presso il
dott Hamer nella clinica "Amici di Dirk"]?
M:
L'ospedale fu chiuso in precedenza, il 31 dicembre del
1984, perché era stato tolto da un elenco amministrativo
degli ospedali "Krankenhauszielplan". Sono rimasta fino al
30 giugno per concludere i lavori di chiusura. E poi si è
presentato il dottor Hamer, in un comizio dei cittadini, e
ha chiesto "chi vuole lavorare con me?". Avevo famiglia, e
cosi mi sono rivolta a lui e ho detto che mi sarebbe
piaciuto lavorare con lui.
B:
Ha lavorato come segretaria lì? E lei viene
dall'amministrazione?
M:
Vengo dall'amministrazione, esatto.
B:
Lei come definirebbe, guardandosi indietro, il tempo speso
presso il dottor Hamer?
M:
Lo descriverei come un periodo molto caotico, molto
estenuante. Caotico perché lui non aveva soldi, perché ogni
tanto mancava il denaro per poter nutrire tutti i giorni i
nostri pazienti. Era difficile lavorare lì. Non poteva
offrire una terapia perché in alcuni momenti non c'erano
farmaci, per esempio per alleviare le sofferenze. Non so
come abbia fatto la sua terapia, come ha continuato, con
che cosa ha fatto terapia.
B:
Lei lo ha mai visto guarire delle persone, come sostiene,
con il suo metodo?
M:
No, no. In tutto questo periodo non ho mai visto nessuno
che sia stato guarito. Adesso, oggi so che con i metodi
della medicina naturale o la chemioterapia si può guarire
dal cancro e si dice "ho vinto il cancro". Ma durante
questo periodo no ho mai visto nemmeno una sola persona che
abbia fatto dei progressi, che stesse un po' meglio.
Guardandomi indietro, credo che talvolta la gente abbia
guadagnato in allegria, perché lui trasferiva l'allegria
della vita, e aveva promesso che se avessero pensato in
modo positivo e avessero creduto nel suo metodo, credendo
insieme a lui, si poteva guarire. Ma non c'è stata una sola
persona che mi sia rimasta in memoria che sia uscita
veramente guarita o che ne abbia tratto vantaggio,
migliorando dopo un certo tempo.
B:
E poi sono morti alcuni in questo periodo. Lei ha lavorato
in questo luogo per circa mezzo anno?
M:
È stato dall'agosto a dicembre [1985]. Non è stato neanche
un mezzo anno. Erano quattro o cinque mesi. Tutta questa
"storia" non è durata di più.
B:
Cosa è successo con i morti o con i pazienti moribondi,
dunque poco prima della loro morte?
M:
Mi è successo qualcosa di terribile. Lui cercava sempre
denaro, e gli amici in Francia lo hanno aiutato molto. E
quando i soldi sono mancati del tutto, è salito sulla sua
automobile ed è andato in Francia. Allora ha lasciato i
pazienti e anche noi da soli, per giorni. Questo durava
talvolta due o tre giorni fino al suo ritorno. E poi è
successa una cosa terribile. Lui non c'era, voleva partire
per la Francia nella matina e mi ha detto di occuparmi di
una particolare paziente francese. E poi è partito, e dopo
una o due ore mi sono detta: "Va bene, adesso vado lì nel
reparto". Io normalmente stavo negli uffici. Sono entrata
nella camera ed ero davanti al letto e ho pensato: "strano,
la donna non respira". Ed effetivamente lei non respirava.
L'ho toccata e lei era già fredda. C'era gia la rigidità
cadaverica da molto tempo. Quando me ne ricordo mi salgono
sulla schiena brividi caldi e freddi, e ancora oggi ho
problemi perché mi vengono sempre altri brutti ricordi
quando me ne ricordo. Guardandolo dal suo punto di vista,
ha reagito così solo perché voleva altri soldi dalla
famiglia, per la cura di questo giorno. Ma questa donna,
secondo me, era morta molto prima, durante la notte prima.
E lui lo sapeva, ed è semplicemente fuggito.
B:
È possibile che lui, dal suo punto di vista, non volesse
accettare questo fatto?
M: Lo penso anch' io. Lui non accettava molti fatti. Era
così assoluto nelle sue azioni, era così perentorio e
dispotico che non poteva ammettere che il suo metodo non
funzionasse. Non lo poteva ammettere a se stesso e al
mondo.
B:
Lui spesso sostiene che solo poche persone sarebbero morte
da lui... molto meno rispetto alla "medicina scolastica".
La mia domanda è: questi morti, lui non li ammette...
M:
[interrompendo] Sì, sì, signora Bauer, questo lo ha gestito
a volte in un altro modo. Quando ha visto che la gente
moriva, ha fatto in fretta e furia un trasferimento in un
altro ospedale, in un ospedale vicino. Mi ricordo che una
volta è morta una paziente durante il trasporto, e poi
altri sono morti in questi ospedali entro pochissimo tempo.
E non ha mai accettato la sua colpa! Non ha mai detto che
la gente era così ammalata che gli ospedali [esterni] non
potevano aiutarli. Ha dato sempre la colpa agli altri
ospedali... ai medici, o ai pazienti che sarebbero arrivati
troppo tardi. Non ha mai accettato una propria colpa.
B:
Gli altri ospedali hanno accettato questi [pazienti] senza
protestare?
M:
Nella zona già si sapeva che il dottor Hamer avrebbe
lavorato terapeuticamente, come medico oncologico
autodichiaratosi, in questo ospedale a Katzenelnbogen,
anche se non si può parlare di terapia. Non si può
chiamarla terapia perché non usava un metodo, non aveva
farmaci, né del tipo della medicina naturale né del tipo
della medicina scolastica, con le quali si potrebbe fare
una terapia ed aiutare davvero. Anche negli ospedali vicini
e i medici, loro sapevano che lui...
B:
[interrompendo] C'erano molti francesi tra i suoi pazienti
durante il suo periodo: dove sono finiti? Anche negli
ospedali vicini?
M:
Si, in parte, o sono stati mandati a casa. Ha pregato i
familiari di portarli a casa. Non so cosa abbia detto ai
familiari, parlava un buon francese, e noi non parlavamo il
francese.
B:
Dunque ha mandato alcuni pazienti in Francia in ambulanza,
poco prima della loro morte?
M:
Si... e riguardo alla paziente che dovevo curare io [una
impiegata amministrativa! ndt., questa] è morta. Era un
problema dovuto alla mancanza di soldi. Lo ha fatto anche
per mancanza di soldi. Non per arricchirsi, semplicemente
per la sopravvivenza di tutti.
B:
Non per venalità, ma perché credeva nelle sue idee?
M:
Sì, sì. Credeva nella sua idea e si doveva comprare tutto
il necessario per la sopravvivenza. Ha comprato delle
galline, anche se non c'erano i soldi per mangiare tutti i
giorni.
B:
Cosa ha fatto con le galline?
M:
Dovevano essere galline di pura razza. [Secondo lui] le
uova di galline di pura razza sono molto importanti per la
fase di guarigione dello stadio avanzato del cancro... Una
volta ha comprato un'anatra, che ha fatto camminare nel
reparto dei pazienti. Naturalmente la gente, i pazienti
allora erano allegri. Naturalmente mostravano l'allegria
della vita in quel momento. E poi ha detto "Vede, i nostri
pazienti sono su un buon cammino e guariranno. Ascolti,
signora M, come ridono!". Naturalmente si sono divertiti,
ma io non mi sono divertita in quel momento.
B:
I pazienti che erano da lei, non lo so se aveva una
supervisione, erano stati tutti "abbandonati" dalla
"medicina scolastica" o c'erano anche persone che avevano
delle chance?
M:
C'erano anche delle persone che avevano delle chance. Mi
ricordo di una giovane paziente francese, anche se non so
quanto fosse avanzata la sua malattia. Ma quando è arrivata
lei mi è sembrata relativamente sana, anche se non ho
conoscenze mediche. Ma lui ha detto -era una donna molto
giovane, era una ragazza- che lei aveva il cancro. Ha
guadagnato in allegria nei primi 14 giorni di permanenza,
quando era da noi a Katzenelnbogen. Era aperta, e poi lui
l'ha fatta rimandare a casa perché guarita. E questa donna
è tornata tre, quattro settimane dopo ed era peggiorata e
dimagrita. E così è andata avanti altre due volte. E poi si
è sentito che anche lei era morta. Non conosco i dettagli
medici, non sono [stata] una paziente, non avevo familiari
che sono morti in questo ospedale, che lui abbia curato
secondo il suo metodo. Posso solo vederlo dal punto di
vista di una impiegata amministrativa, ma era caotico. Non
mi sottoporrei o non sottoporrei un [mio] familiare nelle
sue mani.
B:
Guardando le sue pagine web e le sue presentazioni [di
Hamer]: aveva l'impressione che lui amava litigare spesso e
che si senta perseguitato?
M:
Naturalmente.... Penso che questo è il suo problema, che
lui si sente perseguitato. E poi la morte di suo figlio...
e poi quello che mi raccontava sempre allora: che sua
moglie avrebbe avuto il cancro a causa della morte del
figlio... e che poi lei [sua moglie] non credeva nel suo
metodo e che sarebbe morta per questo motivo. E litigava
con tutti. Ha solo accettato se stesso e non ha mai
accettato la chiusura della clinica e ha continuato a
"curare". Da un giorno all'altro eravamo una impresa
privata, non c'era più l'autorizzazione statale da parte
del governo regionale. Allora ha detto: "va bene, io sono
una pensione per ospiti". Litigava con tutti. Non c'era la
possibilità di discutere qualche cosa con lui, neanche a
proposito di domande amministrative.
B:
Vorrei sapere: da quale momento ha capito che qualcosa non
andava bene con lui? Lei ha iniziato a lavorare lì perché
ha lavorato prima come impiegata amministrativa. Da quando
si è meravigliata?
M:
È stato un periodo breve. Guardandomi indietro mi sembra un
tempo molto lungo. Pensandoci sopra, mi sembra incredibile
che in verità siano stati solo cinque mesi, perché quel
periodo fu così movimentato e caotico, e adesso mi
augurerei di non aver visto quello che ho visto. Ci siamo
accorti molto in fretta, dopo quattro, cinque settimane che
tutto era caotico e che questo dottor Hamer avrebbe
fallito. Anche se questo non lo potevamo valutare dal punto
di vista medico, e non lo potevamo provare a lui perché non
avevamo nessuna conoscenza medica. Sono impiegata
amministrativa e non ho nessuna formazione medica. Tutti
quelli che hanno lavorato con lui, e il governo regionale,
hanno preso le distanze da lui, in qualche modo.
B:
Molte grazie, signora M, per questo dialogo.
M:
Prego.
Intervista
con la signora F, che all'epoca aiutava i pazienti nel
reparto pur senza avere una formazione professionale come
infermiera)
B:
Lei mi ha detto in uno dei colloqui che inizialmente il
signor Hamer le è apparso come una persona simpatica...
F:
Sì.
B:
Che effetto ha fatto inizialmente su di lei?
F:
Irradia bontà, irradia un amore per gli esseri umani, di
modo che si può davvero pensare che lui ami tutti i suoi
pazienti. Questa era l'impressione. Riesce a dare bene
questa impressione. Induceva subito una simpatia per lui,
fiducia.
B:
Più tardi lei resta esterrefatta. Come mai ?
F:
Sì, dopo alcune notti che lavoravo lì sono rimasta un po'
shockata, perché lui non ha mantenuto le sue promesse
iniziali.
B:
Che cosa aveva promesso inizialmente?
F:
Ah si, che lui avrebbe fatto guarire tutti i pazienti,
tutti quelli che erano venuti da lui. La maggior parte di
loro era in uno stadio terminale, e c'era gradimento per il
fatto che lui voleva tentare un approccio da un lato
diverso rispetto alla medicina scolastica. Si pensava:
"finalmente qualcuno con idee diverse", e ognuno ha pensato
che lo avrebbe fatto, direi.
B:
Sono stati guariti pazienti in questo periodo?
F:
Allora, nel periodo della mia permanenza, no. Non ho visto
niente di simile, che uno sia stato mandato a casa perché
guarito o sia tornato in Francia.
B:
Ha notato anche lei che ha lasciato pazienti senza cura?
F:
Si. La sera, quando andavo da uno o da un altro mi
dicevano: "Ah, è davvero possibile che qualcuno ci dia
un'occhiata? Non ho visto nessuno per un'intera
settimana!". A parte quelli del servizio diurno che hanno
portato da mangiare e così via, ma il lato medico si è
perso in qualche modo. Erano un po' shockati del fatto che
non c'erano le consuete visite mediche degli ospedali, coi
medici che danno uno sguardo una o due volte al giorno.
B:
Lei ha raccontato, nel primo colloquio, di un caso di una
paziente con un buco nella coscia, con la gamba aperta
insomma, e che non fu curata. Come era la storia?
F:
Si, ho dato per caso uno sguardo in questa stanza, perché
avevo sentito piangere qualcuno. E mi sono detta: "cosa
succede dietro a questa porta?" E così sono entrata e mi
sono seduta accanto a lei, e ho chiesto cosa avesse, quali
problemi avesse e cosi via. E lei mi ha detto: "Si, il
dottor Hamer, lui vuole... il mio cancro..." insomma
[Hamer] voleva guarire il suo tumore. E io ho detto:
"perché piange, che dolori ha?" Allora ho sollevato la
coperta del letto e ho potuto vedere che lei aveva un buco
grande come un pugno sulla coscia, e si poteva vedere
l'osso. E questo non fu curato. E io ho chiesto: "Perché
non viene fatto niente?" Mi rispose: "Ah si, lui mi ha dato
una polvere per le ferite, e quando ho i dolori devo
aggiungere un po' di polvere". Ho pensato: "questo non l'ho
visto mai...".
B:
Ha visto altri casi paragonabili? Casi, secondo lei,
estremi?
F:
Si, mi interessava particolarmente una giovane. Penso che
avesse un cancro alle ossa e aveva fortissimi dolori...
durante alcuni giorni sbatteva la testa contro il muro,
nella notte. E quando ho detto a lui: "Dottore, dobbiamo
dare qualche cosa contro il dolore, questo non è normale".
Allora diceva: "Per amor di Dio, no! Non possiamo dare un
farmaco analgesico, questo modificherebbe i valori
sanguigni, l'effetto di guarigione verrebbe compromesso". E
allora gli ho creduto in quel momento, ignorante che ero.
Pensavo: "lui lo deve sapere".
B:
Lei a quell'epoca non aveva una formazione particolare, è
stata assunta per l'assistenza notturna di alcune persone.
F:
Infatti, sono stata assunta particolarmente per una
francese che aveva un cancro al seno e io dovevo cambiare
la benda due o tre volte [durante] la notte, ed a parte lei
non dovevo guardare gli altri, perché non mi riguardava.
Non sono stata assunta da lui, ma dal francese, il marito
della donna. Ma, quando si è soli di notte in un ospedale,
si guarda un po' di lì o di la, e sopratutto se qualcuno
piange o geme, allora pensi: "devi dare uno sguardo".
B:
Lei è rimasta però per un periodo più lungo, perché si
cercava un'infermiera e lei doveva rimanere fino al suo
arrivo.
F:
Esattamente. Si diceva: per un periodo di ponte fino
all'arrivo dell'infermiera per il turno di notte. Ma nelle
sei settimane che io sono stata presente, non si è fatta
viva nessuna infermiera, e così ho dovuto continuare a
lavorare durante tutta la notte.
B:
Sa chi ha finanziato Hamer ?
F:
No, non precisamente. Si mormorava che lui non avesse
soldi. Il conte della Francia -così fu chiamato- avrebbe
dato i soldi, e che lui avesse soldi davvero, eccetera
eccetera. Ma non posso dire niente di preciso, non so come
andavano le cose finanziarie.
B:
Allora, il dottor Hamer si è occupato anche di una ragazza
con un tumore alle ossa? Di questo caso parlavamo prima e
forse lo può spiegare un'altra volta.
F:
Si, ho sentito che stava male e noi abbiamo pensato: "Dio,
povera ragazza, la dobbiamo aiutare...". Ho detto a lui:
"Signor dottore, cosa posso fare?" Mi ha risposto:
"Accidenti, lei non si deve occupare di lei adesso, dormirò
io vicino a lei stanotte, questo la tranquillizzerà, e si
sentirà meglio e al sicuro", eccetera eccetera... E allora
mi sono detta: "uno strano metodo, [questo] del medico che
dorme vicino al paziente per tranquillizzarlo e dare un
sentimento di protezione". Mai sentito, era un po'
misteriosa questa vicenda. Ed era solo con questa
ragazza... con altri pazienti questo non lo faceva, che
quando piangevano voleva dormire vicino a loro per
consolarli.
B:
E in questo suo periodo non ha mai dato farmaci?
F:
No.
B:
Per il tumore alle ossa o contro i dolori, non ha dato
niente?
F:
No. Non si doveva, non doveva accadere. Cosa era successo
prima... ho iniziato [a lavorare] solo nell'ottobre
[1985].. dovevano esserci farmaci prima perché ho sentito
più tardi che la farmacia non voleva dargli più niente.
Dunque la farmacia gli aveva dato qualche cosa, in
precedenza.
B:
Lei mi detto una volta che -e di questo lei se n'era
accorta durante le notti- che lui si occupava molto di
queste Tac.
F:
Si. Mi chiamò una volta, perché iniziavo a non credere più
nella sua teoria... e lui mi disse: "le mostro questa cosa,
le posso chiarire come nasce tutto questo". Così sono scesa
nella sua stanza del medico, dove lui aveva appeso al muro
molte Tac del cranio e mi ha spiegato: "questa è [della]
signora tale e questo [del] signor tale, guardi questo
cranio: ecco il punto, il focolaio che ha fatto scattare
questo. Da un problema psichico, situazioni di shock
precedenti che hanno causato il cancro più tardi". Questo
per me era una cosa nuova, non l'avevo mai vista in
precedenza, e ho pensato allora: "forse c'e qualche cosa di
vero". Se non l'hai mai sentito e visto prima, allora
pensi... sopratutto se sei dilettante... ero una dilettante
a quell'epoca. Essendo una infermiera, avrei potuto
chiedere una cosa o un'altra: ma poiché ero una
dilettante... [musica] ...lo ha dimenticato nel frattempo,
perché ha anche lavorato come medico della medicina
scolastica. Ma questo era il passato, e la verità era solo
quello che si era messo in testa.
B:
Allora era assolutamente convinto della sua idea?
F:
Assolutamente. Senza dubbio. Non ha dubitato neanche un
secondo. Non ammetteva nessuna obiezione esterna. Quando
qualcuno faceva un tentativo dicendo: "Dottor Hamer, la via
giusta potrebbe essere..." [rispondeva] "No, no, per amor
di Dio!". Anche al solo cenno di voler dare qualche cosa
per alleviare i dolori di questa ragazza... "Per amor di
Dio!"
B:
Lei ha lavorato dopo con altri medici. Anche loro erano
così perentori ?
F:
No.
B:
Allora, era una cosa al di fuori dell'ordinario ?
F:
Era una cosa al di fuori dell'ordinario.