Quest'inchiesta è stata portata avanti anche dal quotidiano
"Libero", che con due pagine del 25 settembre e 14 ottobre
2007 firmate da Peppe Rinaldi (che oltre ad essere una
pungente penna del giornale di Vittorio Feltri è anche il
mio vicedirettore presso "Cronache del Mezzogiorno") ha
portato alla ribalta nazionale le storie di
Domenico Mannarino
e
M.T.L.,
parlando poi in maniera approfondita -e documentata- di
Alba.
L'associazione
Alba,
dalle sue pagine, ha minacciato fantomatiche querele
all'indirizzo del quotidiano e dell'autore degli
articoli, senza mai specificare però cosa ci sarebbe di
falso in quello che è stato pubblicato. Ad ogni modo,
come accade spesso nel sottobosco delle medicine
alternative, in difesa dell'associazione è accorso il
sito www.disinformazione.it, che in un intervento
di
Marcello
Pamio
ha più volte calunniato il lavoro giornalistico di Rinaldi.
Quella che segue è la risposta dettagliata che ho scritto
al signor Pamio, uno che nella sua biografia scrive che «il
militare, come infermiere, mi è servito per penetrare il
mondo della medicina ufficiale e imparare ad usare (e
abusare) di tutti i medicinali in commercio». Fare
l'infermiere durante il militare gli ha permesso di
disvelare tutti i segreti della medicina? Ogni commento è
superfluo.
Il
testo della mia lunga risposta all'articolo diffamatorio di
Pamio
"Nomen omen", dicevano i latini. E di certo non ci si può
aspettare qualcosa di diverso da un sito che fa della
disinformazione la propria bandiera. Per fortuna esiste
ancora la logica (anche se non tutti ne fanno uso). Ma
andiamo con ordine.
Il signor Pamio -del quale parleremo più avanti- afferma
che il tema dell'articolo di Peppe Rinaldi sia «un attacco
sistematico a tutto quello che esce dal paradigma
ufficiale», chiamando in causa le solite lobbies del
farmaco. A tutto questo aggiunge, con una leggerezza che dà
il polso della sua ignoranza logico-grammaticale, che tale
attacco è "ovviamente preordinato". Fa specie che chi si
erge a paladino della verità e della libertà possa
esprimere tali giudizi senza motivarli. In altre parole,
pregiudizi. Vorrei sottolineare, per quei pochi che hanno
ancora un intelletto da esercitare, come il tema
dell'articolo non sia affatto un attacco a ciò che è «fuori
dalle regole», ma un attacco a teorie mai provate che
portano alla morte di molte persone. Il che dovrebbe essere
un imperativo categorico di ogni giornalista, ma mi rendo
conto che è molto più facile credere alla teoria del
complotto.
Teoria che consta di una semplice osservazione: Rinaldi
scrive su Libero, l'editore di Libero è la famiglia
Angelucci, la famiglia Angelucci è proprietaria di
Tosinvest, la Tosinvest ha tra le sue principali attività
quella di cliniche private. Ergo: Angelucci ha ordinato a
Rinaldi di "sparare a zero" sui seguaci di Hamer. Se il
buon Pamio avesse approfondito un pelo la sua
"sconvolgente" e "dettagliata" osservazione, avrebbe
osservato come Peppe Rinaldi si sia interessato alla
questione inizialmente su "Cronache del Mezzogiorno",
quando co-firmammo il primo articolo. E lo fece su mia
segnalazione, dopo che -da buon "grillaccio"- mi ero
imbattuto nei deliri dei vigliacchi che frequentano questo
forum (vigliacchi perché non hanno il coraggio di firmarsi
con nome e cognome. Vedremo poi anche questo aspetto più in
dettaglio). Pensare quindi all'ennesimo complotto non solo
è stupido (in quanto non viene fornita una sola prova di
quanto si afferma, ma in questo gli hameriani sono dei veri
esperti) ma è anche palesemente falso, in quanto la
successione logica degli eventi dimostra l'esatto
contrario.
Ma facciamo un passo indietro. Il nostro "esperto di
medicina" Marcello Pamio afferma che Rinaldi sia «autore di
numerose inchieste su tutto ciò che è alternativo». Ancora
una volta, dove sono le prove? Può questo "esperto" citarmi
almeno una inchiesta di Rinaldi che va in tal senso? No,
perché non ne esistono di analoghe (Peppe RInaldi è una
brillantissima penna di politica, costume e cronaca).
Ancora una volta, non conta "il dato", ma l'impressione che
si può ingenerare nel lettore. Questo può andar bene per
una recita scolastica, ma di certo non può valere in un
ragionamento. Il buon Pamio cita poi la dichiarazione di
Helsinki, estrapolando un pezzo molto suggestivo: il medico
può tentare cure non provate, per salvare la vita del
paziente. Ma omette di dire che la stessa dichiarazione
vieta in modo categorico di far soffrire inutilmente i
pazienti. E non mi sembra che negare la morfina sia un
"atto d'amore", se non in senso fideistico di chi è
annebbiato dalla propria convinzione e accusa gli altri di
non vedere "la verità". Tutto già visto, grazie. In ogni
caso un medico si assume la responsabilità dei trattamenti
che applica sul paziente: se ci sono evidenze scientifiche
che l'acqua oceanica non può guarire dal cancro, egli non
può applicarla. Altrimenti torniamo allo stesso discorso
del "proviamo la terapia del formaggio svedese". Hamer,
inutile sottolinearlo ancora una volta, non presenta una
sola prova scientifica, anzi nega il concetto stesso di
principio scientifico. Ma di tutto questo mi riservo di
parlarne più in là.
La "comparazione delle morti", che compare a metà del
flusso di coscienza del nostro Pamio, è uno dei punti su
cui maggiormente insistono i seguaci di Hamer quando si
vedono alle strette. Il ragionamento è questo: muoiono un
sacco di persone per cancro, anche se curate con la
medicina ufficiale; per cui che differenza possono fare 140
in più o in meno? La malafede di questi imbonitori di bassa
lega si esplica tutta in questo punto. E cioè omettono di
dire che le percentuali di successo su tutti i tipi di
tumore è del 55% (fonte), ovvero esistono tumori per i
quali è molto difficile sopravvivere ed altri che si curano
quasi sicuramente. Dove sono i malati di tumore guariti da
Hamer? Eppure se 140 sono i morti -finora- documentati, che
dovrebbero corrispondere al 2% del totale di quanti hanno
seguito l'ex medico tedesco, in giro per l'Europa
dovrebbero esserci almeno 6860 pazienti affetti da cancro
del tutto guariti. Come mai non se ne riesce a trovare uno?
E' presto detto. Costoro non possono "rivivere" il
conflitto che ha scatenato il cancro. Per questo
preferiscono non rischiare, e testimoniare di essere
"guariti" senza addurre prove. Ma quanti di questi
"miracolati" ha fatto qualche analisi specifica? Se
leggiamo le "testimonianze" sparse su internet, la maggior
parte di queste persone si auto-diagnostica un tumore e si
auto-definisce guarita. Basta poco, un rigonfiamento sulla
gamba, per pensare al peggio. Dopo un mese passa tutto, e
si va in giro ad urlare che "Hamer mi ha guarito da un
tumore!". Del resto non fa meraviglia questo assurdo
logico: per questi cialtroni è la paura degli esami a
provocare le malattie, specie tumori al polmone (paura di
morire). E' un cane che si morde la coda: non faccio esami
ma mi dico ammalato, non parlo della mia malattia ma mi
dico guarito. E chi ha invece davvero una malattia seria si
entusiasma, agogna qualcosa in più di quello striminzito
55% (dentro o fuori, testa o croce) ed è disposto a seguire
qualunque cosa. Del resto c'è sempre quella che io chiamo
"la sindrome del compilatore del dizionario": troviamo
naturale non trovare errori su un dizionario, senza
considerare il gran lavoro che c'è alle spalle, ma ci
scandalizziamo se ne troviamo appena uno. Così è per i
medici: ci aspettiamo che ci guariscano, lo troviamo
giusto, normale, opportuno, quasi naturale ed automatico.
Ma quando si fa parte della metà sbagliata, tutto cambia.
Altro discorso è quello sulle lobbies dei farmaci, sui
quali torneremo.
Le 11 morti di cui si dà conto nell'articolo sono tutte ben
documentabili, e molte di loro fanno esplicito riferimento
all'associazione Alba ed al suo presidente-ex-barista,
Marco Pfister. Pfister che, guarda caso, si è sempre
sottratto al dibattito come il suo omologo salernitano
Lorenzo Allocco, o come il medico calabrese Benedetto
[omissis]. Uno ha curato la madre con la radioterapia
(dov'è la "Scienza e Coscienza" di questo medico?), l'altro
non si è fatto più vivo quando ha intuito che il paziente
stava morendo; uno ha dato disposizioni telefoniche senza
effettuare uno straccio di visita, l'altro è andato in
vacanza ai Caraibi mentre il paziente brancolava nel buio,
ma "è un conflitto di partner", mica metastasi che
devastano tutto il corpo! Sarei ben lieto di analizzarle
singolarmente col signor Pamio, con Pfister, con Toneguzzi
(che al pari dei suoi "amichetti" sbraita di complotti
senza portare uno straccio di prova. Tra l'altro
quest'ultimo afferma che gli articoli sono "falsi", ma
entrambe le testimoni hanno già sottoscritto come quanto
riportato corrisponda a verità. Una verità documentabile,
per sfortuna del signor Toneguzzi, una verità sulla quale
ci confronteremo in un prossimo futuro).
Il signor Marcello Pamio basa la sua "indagine"
sull'associazione di idee tra l'autore dell'articolo e
l'editore di "Libero" (ignorando che gli articoli sono
apparsi dapprima su "Cronache del Mezzogiorno", e voglio
proprio vedere a quali voli pindarici riuscirà a collegare
me e il mio giornale), ma omette di dire che lui è il
fondatore di disinformazione.it (nel quale teorizza
complotti su complotti, dall'11 settembre al signoraggio
per finire alla vera identità di Qui, Quo e Qua), che
sbraita anche su RadioGamma5 (dove ospita anche una
dottoressa esilarante, che cura con la parola: diagnosi
telefoniche, ancora una volta. E c'è chi si fida,
purtroppo) e che è compartecipe delle edizioni "Il Nuovo
Mondo", oltre che autore dell'ennesimo libro sui complotti
mondiali. Insomma, chi ha da guadagnare da questa storia è
proprio lui e non certo Rinaldi, che -purtroppo per lui-
viene pagato quanto stabilito dai contratti nazionali dei
giornalisti. Una miseria, ve lo dico io. Ma esistono ancora
persone come lui, e come me, che agiscono seguendo la
propria etica: e l'etica è incorruttibile. Molti pensano
che i seguaci di Hamer, tutto sommato, siano inoffensivi. E
che chi ci casca, ben gli sta. Ma non è così. Tutti noi
possiamo essere disperati di fronte ad un evento traumatico
come quello di un tumore, o di una qualunque grave
malattia. Che questi cialtroni si prendano gioco di una
persona -solo in quel momento- mentalmente destabilizzata,
è qualcosa che fa letteralmente orrore.
Altro conto è quello sulle lobbies del farmaco: e chi le ha
mai negate? Chi nega che dietro l'uso spropositato di
farmaci esistano interessi da capogiro? Ma non capisco come
questo possa automaticamente avallare le teorie di Hamer.
Nella medicina (e nella vita, direi) non si ragiona per
sottrazione: se anche la medicina (e non il "sistema
medicina", che è tutt'altra cosa) fosse completamente
fasulla, resterebbe da dimostrare la validità delle ipotesi
di Hamer. In sè, intrinsecamente. Ma al di là di alcuni
aneddoti, spesso piuttosto confusi (come il caso di Luca
Ricci che aveva attribuito al proprio genitore una diversa
associazione malattia-conflitto rispetto a quanto affermato
da Hamer, ma ugualmente trovata "in maniera esatta"), non
si ha una sola prova di quanto questi imbonitori affermano.
Ed anche qui troviamo una spiegazione (il)logica: le prove
non si trovano perché il metodo scientifico è una menzogna.
A "dimostrarlo" è l'ottimo professor Hans-Ulrich Niemitz,
insegnante di archeologia e storia umana (un personaggio
"sui generis", convinto che ci abbiano "rubato" un paio di
secoli nel MedioEvo. Ma sono sottigliezze). In una lettera
piuttosto confusa Niemitz (né medico, né scienziato, né
filosofo) afferma che il principio scientifico è da
buttare, mentre le "leggi" di Hamer sono valide. Una sua
posizione personale, che va ad aggiungersi alla sua teoria
dei "secoli fantasma", ma nulla più. In ogni caso, non si
capisce come il principio scientifico non sia valido quando
dimostra -ad esempio- che i tanto odiati ebrei (odiati da
Hamer, ovviamente) si ammalino e muoiano esattamente come
in tutte le altre parti del mondo; mentre è validissimo
quando conta il numero dei pazienti morti per cancro. Ma
con gli hameriani bisogna abituarsi a questo tipo di
pensieri, come quello della Brigliadori secondo cui "è
l'anima a consumare la maggior parte delle calorie" (se è
così, allora ho un'anima molto affamata!). Ma in questo
modo si scade nella "medicina materialistico-riduzionista"!
Non si tiene conto dell'anima: che scandalo! Il signor
Pamio dovrebbe sapere (e se non è così, che cambi mestiere,
per cortesia. Aver lavorato a Nexus non lo rende certo
automaticamente un filosofo) che l'aver separato le due
componenti è un traguardo delle scienze moderne. Ciò non
significa che la scienza non includa l'aspetto spirituale:
come dice Zichichi "io studio l'ordine delle cose, ma
ignoro chi abbia dato quest'ordine". Nè tutto si riduce ad
una mera concatenazione causa-effetto (che è stata superata
nella filosofia della scienza già negli anni Cinquanta.
Anche in questo caso, se Pamio non sa di cosa sta parlando,
che cambi pure mestiere).: il principio cardine è sempre la
riproducibilità dell'evento, che può essere discusso ed
osservato all'infinito.
Con Hamer, invece, dobbiamo accontentarci di aneddoti e
millantate "prove" mai esposte. Una situazione
schizofrenica: da un lato la medicina ufficiale - con tutti
i suoi limiti umani, le depravazioni, gli interessi
economici; ma anche la capacità di potersi mettere in gioco
ad ogni nuova scoperta, e di essere discussa (secondo il
metodo popperiano) e tutto sommato alla luce del sole
(perché se ne state a discutere vuol dire che quegli
esami,l pagati o meno dalle case farmaceutiche, li avete
sotto gli occhi. Dove sono le decine di migliaia di Tac di
cui Hamer si dice in possesso?); dall'altra parte invece
c'è un sistema chiuso, fideistico, che ha l'ambizione di
essere provato ma allo stesso tempo nega il metodo che
dovrebbe provarlo (ovvio: bisogna "provare" il sistema con
le regole interne al sistema stesso, altrimenti cade tutto
subito come un castello di carte).
In circostanze normali (ed in un paese normale) cialtroni
del genere verrebbero presi a calci senza tante
discussioni. E invece internet dà l'ebbrezza di poter
disvelare ogni segreto, di conoscere complotti mondiali di
cui siamo vittime e che in qualche modo giustificano la
vita gretta in cui qualcuno di noi è costretto a vivere
(non io, per mia fortuna intellettuale). Se a questo si
aggiunge un evento traumatico come il cancro, e "certezze"
di guarigione al 98%, è facile capire il "capovolgimento
logico" (parafrasando un titolo) in cui queste persone si
fanno facilmente irretire.